Amandola – “Organo del Beato Antonio: finalmente t’ascolto”: la serata conclusiva de “Il fermano in musica” raccontata da Giorgio Buratti

Amandola - "Organo del Beato Antonio: finalmente t’ascolto": la serata conclusiva de "Il fermano in musica" raccontata da Giorgio Buratti

“La mia generazione, fors’anche quella precedente, non aveva mai ascoltato la voce di quell’imponente organo piazzato lì, nella contro facciata della nostra chiesa centrale di S. Agostino, meglio nota come Beato Antonio per contenere le spoglie intatte del nostro patrono (1355-1640).

Il merito va alla rassegna organistica itinerante “Il fermano in musica”, che si è conclusa proprio con la serata amandolese, un piovoso 4 novembre che, nonostante la Juve in tv, ha visto una cinquantina di persone, molti dei quali sotto i trenta, ascoltare la stupenda voce di quella macchina, considerata da tutti come un semplice arredo silenzioso della bella Chiesa. La proposta, gradita a tutti, è venuta dall’accademia Organistica Elpidiense che ha voluto in questo modo festeggiare i suoi primi 40 anni ed ha trovato l’entusiasmo di tutti gli uditori, a partire dal Sindaco Marinangeli che non si è lasciato scappare l’occasione per riproporre Amandola per l’edizione prossima. La manifestazione, sponsorizzata dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Fermo, gode dell’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, tanto per confermarne il livello.

Protagonisti della serata il giovanissimo e preparatissimo maestro Lorenzo Antinori (27 anni) di Fermignano e la Soprano di Urbino Annalisa Cancellieri (26), voce perfetta per il repertorio di Musica Antica. Sono stati eseguiti brani di compositori dell’alta valle del Metauro, molti dei quali sconosciuti al grande pubblico, a partire dal 1600 fino ai primi del 900.

L’organista Antinori ha voluto spiegare al pubblico, prima dell’inizio del concerto, questa scelta di riscoprire una musica poco nota, ma non per questo di minor valore: “Non è musica morta – ha detto – solo perché è meno famosa. E’ una musica composta per la liturgia, detta musica sacra, che non si discosta da quella del teatro, perché i poveri potevano ascoltare la buona musica solo in chiesa. Se prendiamo anche gli autori più famosi come Rossini o Verdi, notiamo che il loro modo di scrivere per la chiesa è il medesimo di quello del teatro: il Requiem di Verdi è teatrale in toto. Occorrerà il Motu proprio di Pio X del 1903 “Tra le sollecitudini”, per regolamentare la musica sacra, ripreso 60 anni dopo dal Concilio Vaticano II, con la Costituzione dogmatica sulla Sacra Liturgia, Sacrosanctum Concilium”.

Riportiamo il punto 1 del documento papale:  

La musica sacra, come parte integrante della solenne liturgia, ne partecipa il fine generale, che è la gloria di Dio e la santificazione e edificazione dei fedeli. Essa concorre ad accrescere il decoro e lo splendore delle cerimonie ecclesiastiche, e siccome suo officio principale è dì rivestire con acconcia melodia il testo liturgico che viene proposto all’intelligenza dei fedeli, così il suo proprio fine è di aggiungere maggiore efficacia al testo medesimo, affinché i fedeli con tale mezzo siano più facilmente eccitati alla devozione e meglio si dispongano ad accogliere in sé i frutti della grazia, che sono propri della celebrazione dei sacrosanti misteri.

Oltre a questi aspetti musicali, ha parlato anche della qualità tecnica dell’organo: “Costruito dal perugino Nicola Morettini nel 1898. Strumento piccolo, ma versatile e di altissima qualità: si pensi che lo stesso costruttore nel 1886 venne incaricato da Leone XIII di costruire due nuovi grandi strumenti per la basilica di San Giovanni in Laterano, che in quel momento stava subendo (per volere dello stesso Pontefice) degli importanti lavori di ampliamento/allungamento nella parte absidale. Insomma, un piccolo tesoro, concentrato ma di grande valore!”.

Il valore eccellente dello strumento lo abbiamo capito solo grazie all’arte dell’Antinori, che si è augurato di ritornare in Amandola, magari dopo un debito restauro, al fine di esprimere al massimo le sue potenzialità. Ci ha ricordato che un organo di quel tipo ha bisogna di essere suonato in continuazione, essendo l’unica macchina al mondo che si logora quando resta a riposo.

Il concerto ha visto l’alternarsi di brani strumentali a brani vocali, magistralmente eseguiti, in cui si è potuta gustare la perfetta acustica dell’aula della chiesa. Molto successo hanno ottenuto gli ultimi pezzi per il loro carattere bandistico di marcetta (Gramignani e Cozzi ad esempio) da far richiedere al pubblico un doveroso bis per il “Tantum ergo” di Pilade Bennati.

Sono passate due settimane e sentiamo tanta nostalgia di riascoltare gli infiniti accordi di quella “macchina” silenziosa che ora aspetta chi le dia la voce. Ci sarebbe anche la possibilità di corsi di musica liturgica tenuti dall’Istituto Diocesano a Sant’Elpidio a Mare con il maestro A. Buffone, anche solo per “spolveralo” almeno la domenica (info: idml.fermodiocesiibero.it). L’augurio è che il concerto del Maestro Antinori abbia toccato il cuore di qualche giovane che, come accadde a lui 20 anni fa, si faccia rapire dalla bellezza del suono e inizi a studiarne la tecnica con dedizione: lo merita Amandola, lo merita il suo strepitoso organo, lo merita la liturgia del santuario che diventerebbe più “sacra” e più “teatrale”: cose che non allontanerebbe nessuno dalla chiesa.”

Giorgio Buratti

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