Doppio appuntamento alla Palazzina Azzurra

Due importanti eventi venerdì 22 agosto per Incontri con l’Autore. Alle 18,30 alla Palazzina Azzurra Francesco Guccini presenterà “Nuovo dizionario delle cose perdute”. Conversa con l’Autore Gabriella Fenocchi.
Alle 21,30 al Circolo Nautico il critico letterario Filippo La Porta presenterà “Roma è una bugia”. Conversano con l’Autore Ettore Picardi e Lucilio Santoni. Eventi organizzati dalla Bibliofila e dall’Associazione I Luoghi della Scrittura con il Patrocino dell’Amministrazione Comunale.

FRANCESCO GUCCINIx-web-Guccini-22-agosto
Francesco Guccini ha pubblicato dalla metà degli anni Sessanta a oggi diciotto album, e i libri: Cròniche Epafániche, Vacca d’un cane, Racconti d’inverno (con Giorgio Celli e Valerio Massimo Manfredi), La legge del bar e altre comiche, Vocabolario del dialetto pavanese, Cittanòva blues, Non so che viso avesse. Quasi un’autobiografia e Il dizionario delle cose perdute; insieme a Loriano Macchiavelli ha scritto Macaronì, Questo sangue che impasta la terra, Lo Spirito e altri briganti e Malastagione.

NUOVO DIZIONARIO DELLE COSE PERDUTE
Da quando è uscito il primo Dizionario delle cose perdute, Francesco Guccini non può fare un passo, per strada, senza che qualcuno lo fermi per suggerirgli con entusiasmo e commozione qualche oggetto “del tempo andato” che merita di essere ripescato dal veloce oblio dei nostri anni e celebrato dalla sua penna.
Dall’idrolitina ai calendarietti profumati dei barbieri, dal temibile gioco del Traforo alle cabine telefoniche, dal deflettore all’autoradio passando per i “luoghi comodi” e i vespasiani, le letterine di Natale piene di buoni propositi da mettere sotto il piatto del babbo, le osterie (quelle vere, senza la H davanti per darsi un tono) e molto altro, Guccini torna a scavare nel passato che ha vissuto in prima persona per riportarcelo intatto e pieno di sapore.
9-LA-PORTAE con questo suo catalogo delle cose perdute dà vita a un personalissimo genere letterario nel quale l’estro del cantautore – capace di condensare in poche strofe un universo intero di emozioni -, la sua passione storica e filologica e la sua vena poetica trovano sintesi piena: regalandoci pagine in cui ogni oggetto, ogni situazione, suscita intorno a sé un intero mondo, sempre illuminato dalla luce di un¿insuperabile ironia

FILIPPO LA PORTA Ha scritto libri di saggistica e critica, tra i quali La nuova narrativa italiana. Travestimenti e stili di fine secolo, edito da Bollati Boringhieri nel 1994, nel quale disegna una mappa degli scrittoriitaliani contemporanei divisa per stili e correnti letterarie.

Con Giuseppe Leonelli ha pubblicato nel 2007 per Bompiani unDizionario della critica militante, in cui accanto ai nomi più noti della critica italiana, appaiono figure meno note, come Giancarlo MazzacuratiGiorgio FicaraFrancesco Dragosei e altri.

Un altro libro significativo della sua produzione è Pasolini, uno gnostico innamorato della realtà, che analizza la poliedrica attitudine artistica e critica del soggetto.

È consulente editoriale e membro del comitato editoriale dellaGaffi. Collabora con testate giornalistiche, fra le quali il Corriere della seraIl RiformistaIl MessaggeroXLLeft.

Ha vinto il Premio nazionale Latina per il tascabile “La Bancarella” nella stagione 19971998.

 

ROMA E’ UNA BUGIA

«Roma non è soltanto un luogo, la mia città, la città dove sono nato, cresciuto, la città dove vivo – racconta Filippo La Portaparlando di Roma è una bugia – . Roma è una figura del destino, che quasi mi è caduta addosso. È un geroglifico che ho provato a decifrare. È un’arte del vivere, una visione del mondo. È un luogo che amo e anche un po’ odio.

Ho tentato di fare il ritratto di una città, che poi significa anche parlare un po’ di me. Un tentativo di autobiografia attraverso, quasi, una cartografia.
Ho parlato dei quartieri in cui ho vissuto: Parioli, Monteverde, Piramide; di alcune piazze, in relazione a scrittori che ho conosciuto; Piazza del Popolo Elsa Morante, il Pantheon e la passeggiata mattutina di Dudù La Capria.
Ho parlato della scuola che ho frequentato; di alcuni eventi, come il concerto di Jimi Hendrix al Brancaccio nel maggio del ’68. E poi dei miei compagni di scuola, tra i quali Carlo Verdone e Christan De Sica al Collegio Nazareno.
Ho parlato anche di alcune persone scomparse. Questo libro è anche una piccola “Spoon River” di amici, amori affetti, che sono legati a persone che non ci sono più.

Nonostante la bibliografia su Roma sia immensa, sterminata, pretendo di dire una cosa originale su questa città: Roma è una città degli opposti, una città dove convivono una maleducazione spesso sguaiata, esibita, ma anche una grande tolleranza: gli scrittori quando venivano a Roma si sentivano accettati, tollerati, da Pasolini a Manganelli. A Roma convivono istinti anche funerei; è una città funerea e, allo stesso tempo, ha una vitalità selvaggia, quasi ferina. C’è l’allegria di chi si sente sopravvissuto, proprio perché Roma è sopravvissuta a tutto, ai tanti saccheggi…

La “verità” che pretendo di aver detto riguarda proprio questa duplicità, questa ambiguità di Roma. “Roma è una città che ti spegne” diceva il poeta Noventa, una città paludosa, stagnante, che ti devitalizza, che ti leva energie, “scuorante” diceva Landolfi. Ma nello stesso tempo, miracolosamente, è una città nella quale tutti vogliono vivere perché pure ti da tanta energia. Come mai? Questo è un po’ l’enigma della città.

È vero che tutto quello che viene a Roma muore (come il cristianesimo o l’unità d’Italia), ma in un certo senso non smette di morire. Dunque Roma diventa, nel libro, il luogo dove tutto finisce ma non smette di finire.

È questo il nucleo del libro, attorno a cui ho raccolto alcune memorie e ho tentato di fare alcuni ritratti di compagni di scuola, amici e persone che oggi non ci sono più.»

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