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Ebola, è allarme: altri 6 casi sospetti in Spagna

Oltre al caso accertato dell’infermiera spagnola, a Madrid ci sono sei casi sospetti di Ebola. L’ultimo bilancio dell’ospedale Carlo III di Madrid parla, al momento, di sette persone ricoverate, tra cui il caso dell’infermiera già accertato. “Questa sera (ieri, ndr) abbiamo accolto due medici e un’infermiera”, ha dichiarato un portavoce. I due medici erano stati a contatto con la paziente contagiata, che aveva assistito i due religiosi spagnoli che avevano contratto il virus in Africa, morti rispettivamente il 12 agosto e il 25 settembre.

Il medico del pronto soccorso dell’ospedale di Alcorcon, che ha assistito l’infermiera Teresa Romero, contagiata dal virus Ebola, ha denunciato “gravi carenze nel protocollo di sicurezza” e di mezzi per far fronte all’emergenza. In un comunicato citato dai media, il dottor Juan Manuel Parra Ramirez, che è rimasto in contatto con l’infermiera durante 16 ore, critica la mancanza di informazione e il ritardo con il quale l’ammalata è stata trasferita in isolamento all’ospedale Carlo III-La Paz.

In Italia torna a rassicurare il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, intervistata dal Messaggero. “Dobbiamo tracciare gli operatori e più in generale tutti i viaggiatori che tornano o arrivano in Europa dai paesi a rischio”, e inoltre ”inviare dei medici europei anche negli aeroporti africani di partenza, che facciano prevenzione e informazione”. Così il ministro al quotidiano di via del Tritone. ”Il caso del medico di Emergency ricoverato allo Spallanzani è un non caso. Non è malato di Ebola, i test sono risultati negativi”, sottolinea Lorenzin. ”C’è forse stato un eccesso di precauzione. Ma meglio così, meglio essere prudenti per evitare casi come quelli dell’infermiera spagnola contagiata”. ”Stiamo pensando con la cooperazione e le nostre Ong se sia possibile realizzare una ‘zona di decompressione per tutti i cooperatori per un periodo di 21 giorni prima di tornare in Europa: avremo la certezza che in nessun modo potranno esserci contagi”, spiega Lorenzin. ”Le missioni in West Africa sono fondamentali: contribuiscono a fermare il contagio. E fermarlo è nell’interesse di tutto il mondo, compresa l’Italia. Se non riusciamo a limitarlo, prima che i contagiati arrivino a quota 20mila, tutto sarà molto più complicato”.

Nuovo caso a Dallas, negli Usa, dopo la morte del paziente ‘zero’ americano. Un paziente con sintomi simili a quelli dell’epidemia e’ stato ricoverato d’urgenza al Texas Presbyterian da un ambulatorio della cittadina di Frisco, un sobborgo della metropoli texana. Il malato sostiene di aver avuto contati con Thomas Duncan, il “paziente zero” morto di Ebola, ha detto un portavoce di Frisco. Una diagnosi ufficiale non e’ stata ancora fatta, ma i medici preferiscono sbagliare per eccesso di cautela avendo la persona detto di aver di recente viaggiato in Africa Occidentale.

Per Obama la lotta al virus è una priorità sicurezza nazionale. “Sin dal primo giorno”, gli Usa considerano la lotta alla diffusione del virus Ebola “una priorità della sicurezza nazionale”, ha affermato il presidente Obama in una conference call con funzionari statali e locali. Anche se, ha aggiunto, gli Usa hanno i migliori medici del mondo, hanno prontamente adottato misure di prevenzione e il virus non si trasmette per via aerea, e per questo “le possibilità di una diffusione di Ebola negli Stati Uniti rimangono estremamente basse”.

Intanto in Australia un’infermiera di 57 anni, tornata pochi giorni fa dopo un mese di lavoro con la Croce Rossa in un ospedale per malati di ebola in Sierra Leone, è stata sottoposta ad analisi e rimane sotto osservazione, nel timore che possa aver contratto il letale virus. Sue Ellen Kovack è tornata in apparente buona salute alla sua città di Cairns nel nordest dell’Australia, ma si è presentata martedì mattina in ospedale con una lieve temperatura di 37,6. La direttrice del dipartimento Sanità del Queensland Jeannette Young, ha detto che Kovack ha indossato sempre dispositivi di protezione individuale quand’era in Sierra Leone, senza alcuna infrazione. “Ha solo una lieve temperatura, è sotto esame da specialisti di malattie infettive ed è stata sottoposta ad analisi del sangue, i cui risultati dovrebbero essere disponibili entro domani”, ha aggiunto. Young ha assicurato che non vi è alcun rischio per la comunità locale. “E’ stata solo in casa sua e ora è in isolamento in ospedale”, ha detto. Non è la prima volta che le strutture sanitarie australiane hanno attuato la loro strategia sul rischi ebola. A settembre vi sono stati tre casi di persone tornate dall’Africa con sintomi sospetti, ma hanno tutte dato risultati negativi.

Lisbona nega atterraggio aereo con norvegese infetta. Le autorità portoghesi hanno negato l’atterraggio di un piccolo aereo a bordo del quale c’era una dottoressa norvegese colpita dal virus di Ebola durante una missione dell’organizzazione di Medici senza Frontiera in Serraleone. Lo dicono i media portoghesi citando la Tv spagnola Antenna 3. L’aereo, in base ad un protocollo in vigore per casi del genere, è stato costretto ad atterrare nelle isole Canarie. La dottoressa, 32 anni ma non si conosce il suo nome, è partita martedì per Oslo. (ANSA)

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